Ferentillo – una pagina noir nella storia Italiana

Così, dopo un sabato passato a camminare ed ammirare le vie della bella Labro, una mattinata energica, passata a fare Rafting ed un buonissimo ed abbondantissimo pranzo, è ora che anche la cultura prenda i suoi spazi.
Coltiviamo così la passione per la storia e per il misterioso, decidendo di andare verso Ferentillo che dista pochi chilometri dal ristorante “i Ribelli di Campagna” che ci aveva ospitato a pranzo.
Era da un po’ che volevamo fermarci qui, a Ferentillo, e visitare ciò che l’hanno resa così famosa, ma per un motivo o per un altro non ci siamo mai riusciti. Così abbiamo approfittato della nostra sosta tra Labro, Terni e Lago di Piediluco per visitare anche questo angolo di Italia.

Ferentillo
Ferentillo

Situato nella Valnerina, Ferentillo è un piccolo comune che si trova circondato e protetto da due castelli, quello di Precetto e quello di Matterella. Ancora oggi è possibile ammirare i castelli e le mura trecentesche che funsero da protezione della città. Ma ciò che rende Ferentillo meta di turisti da ogni parte del mondo è la chiesa di Santo Stefano che ospita le famose “mummie”.
Già, sembrerebbe una puntata della serie televisivaDark Tourist”, ma non è così.
Dentro una piccola chiesuola si apre una pagina noir della storia italiana che da tempo ci ha affascinato.
Conservate dentro una cripta, è possibile ammirare le famose mummie di Ferentillo e leggere le loro storie. Ogni mummia ha un ruolo, un passato, un percorso da raccontare. Qualcuna si intreccia con quelle dei compagni, rendendo il tutto ancora più particolare e affascinante.

Ingresso del museo delle Mummie di Ferentillo
Ingresso del museo delle Mummie di Ferentillo

La cripta della chiesa di Santo Stefano nasce a seguito di un progetto di edificazione di nuove chiese avutosi nel XV secolo, e le sue fondamenta sono quelle di una chiesa medievale del XIII secolo. E’ dal XVI secolo che in questo luogo vennero sepolti i defunti del borgo di Precetto, visto che la sepoltura dei cadaveri era compito dei Frati Cappuccini. Questo continuò finchè nel 1806 Napoleone non emanò il famoso Editto di Saint Cloud . Già, lo stesso editto che ispirò Foscolo per il suo “Dei Sepolcri”.
Ebbene, secondo questa legge, era vietata qualsiasi sepoltura all’interno delle mura cittadine e fu ordinata la riesumazione dei corpi presenti nella cripta.
E’ in questa fase che, riesumando i cadaveri, si scoprì la meravigliosa conservazione dei corpi. Ovviamente non è il caso di pensare alle celebri “mummie egiziane”. Non sono copri che hanno subito rituali di imbalsamazione o procedure umane che garantissero la conservazione persino di capelli, unghie e barba.

Alcuni teschi presenti nel museo
Alcuni teschi presenti nel museo

Dobbiamo questo magico spettacolo, probabilmente, proprio al microclima creatosi nella zona della cripta, principalmente composto da sali di calcio, da calcare e da argilla.
Secondo il parere di esperti e studiosi, il suolo della cripta avrebbe un potere in grado di attrarre l’acqua favorendo la disidratazione dei cadaveri, invece che la naturale decomposizione.
E così è possibile conoscere, vedere ed appassionarsi delle storie degli “ospiti” della cripta.
Quella di una mamma e del suo bambino, quella di un avvocato e dei suoi aggressori, quella dei turisti cinesi, venuti in zona durante un anno giubilare…
Insomma, una visita che ci ha molto colpito.
Perché dopotutto ogni “mummia”, ha una sua storia, ha avuto una sua vita, una sua esistenza.
E chiamarle solo “mummie”, purtroppo, riduce la portata emotiva di questa visita, che ci ha davvero emozionato e coinvolto.
Non perdetevelo!

 

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