Riserva Naturale Abbadia di Fiastra – oasi di pace e tranquillità

Chiunque sia cresciuto nelle Marche, oppure chiunque ha passato l’adolescenza in queste terre, sa benissimo che ci sono dei luoghi immancabili per le scampagnate domenicali.
E via libera alle escursioni tra i Laghi di Pilato, le Lame Rosse, il lago di Caccamo, Canfaito, le grotte di frasassi…e chi più ne ha più ne metta. E se si è alla ricerca di un’oasi di pace e di tranquillità, assolutamente degna di nota è la sosta proprio all’Abbadia di Fiastra. Magari per un pic nic o per perdersi nella Riserva Naturale.
Ebbene, proprio questo luogo è stato meta della nostra giornata di relax e cultura nell’entroterra maceratese.
La Riserva Naturale dell’Abbadia di Fiastra, ufficialmente, è stata istituita nel 1984 e comprende un territorio vastissimo, di più di 1800 ettari, situati tutto attorno all’Abbazia di Chiaravalle di Fiastra.

Attualmente la Riserva è gestita dalla Fondazione Giustiniani Bandini che si preoccupa di proteggere il territorio e le sue risorse, in tutte le sue sfaccettature.
Dopo il terribile sisma dell’agosto 2016 purtroppo il monastero e l’ingresso al chiostro sono stati dichiarati inagibili, pertanto nel nostro giro di una giornata ci è stato possibile visitare ed ammirare solo l’interno della Chiesa.

L'abbadia di Fiastra
L’Abbadia di Fiastra

L’Abbazia di Chiaravalle di Fiastra è ritenuta essere una delle abbazie cistercensi meglio conservate in Italia. A dir la verità, la struttura è ancora abitata dai monaci, e tutto attorno al luogo di culto potrete godere di parchi dove riposare, ristoranti dove gustare prelibatezze del luogo, negozi dove acquistare monili e souvenir e persino percorsi all’interno dell’estensione del territorio della riserva.
All’interno di questi sentieri, anche specifici percorsi per gli amanti della disciplina del Nordic Walking, di percorsi a cavallo, o di camminate, con tanto di chilometraggio indicato.
E’ dunque possibile godere tanto della spiritualità del luogo quanto della natura suggestiva, sfruttando anche area pic-nic, area camper e servizi igienici.
I locali di fronte alla chiesa anticamente ospitavano la foresteria e l’infermeria del monastero ma oggi sono stati riconvertiti in Centro Visite, permettendo ai visitatori  di attingere a servizi e materiale informativo per la scoperta della Riserva Naturale.

Ma ora, un po’ di storia…
Secondo fonti storiche, pare che già nell’anno 971 in loco sorgesse una piccolo chiesetta. Il territorio fu poi donato nel 1142 dal duca di Spoleto, all’abate Bruno, guida dei monaci cistercensi a patto che vi costruissero una abbazia. Alla fine dello stesso anno arrivarono i monaci che subito iniziarono la costruzione dell’Abbazia, impiegando materiale proveniente dai resti della vicina città romana di Urbs Salvia, distrutta dai Visigoti di Alarico e bonificando il bosco tutto attorno il complesso, al tempo in stato paludoso ed infestato da animali feroci.
In breve tempo, infatti, l’abbazia iniziò i suoi lavori, imponendosi per fama e merito tra le strutture del circondario per le sue fattorie e per il suo territorio e già nel XIII secolo raccoglie due centinaia di monaci, 33 chiese e monasteri e arrivando ad occupare ormai gran parte del territorio maceratese.
Le attività dei monaci erano tra le più disparate: agricoltura, gastronomia, attività di commercio marittimo e terrestre e persino culturale, dando vita ad un celebe Scriptorium, di cui si ha traccia nelle pergamene delle “Carte Fiastrensi”, conservate presso l’Archivio di Stato di Roma.
Solo dal XIV al XV secolo il monastero si avvia verso un lento ma inesorabile declino, causato da invasioni, saccheggi, gestioni errate e catastrofi naturali come i terremoti, grande piaga della nostra regione.

Secondo una testimonianza visibile all’interno della chiesa abbaziale, i Monaci Cistercensi sono ritornati all’Abbazia di Chiaravalle di Fiastra solo il 21 marzo 1985, quando la struttura era gestita  dalla Fondazione Giustiniani Bandini. La comunità cistercense occupa una parte dell’antico monastero e come una volta vive in osservanza della Regola di San Benedetto.
Ora et Labora“, “Cruce et aratro“, sono proprio questi i motti dei monaci fondatori, che ancora, dopo secoli, riecheggiano nell’aria che si respira in questa zona dal patrimonio inestimabile.

Unica nota amara del piacevolissimo soggiorno, è stata la conversazione con alcuni commercianti del loco che anno inevitabilmente accusato il colpo del recente sisma. Difatti i danni del terremoto dell’agosto 2016 ha resto inagibile parte dei locali, obbligando i commercianti a riconversioni e lavori impegnativi oppure ad una chiusura forzata per via delle spese troppo esose da sostenere.
Per questo, nel presente articolo, da amanti della nostra terra, cogliamo l’occasione per sollecitare le autorità competenti ad intervenire quanto più possibile per permettere la conservazione di questi luoghi magici nell’immaginario, nelle esperienze e nei ricordi di ogni marchigiano. Siamo orgogliosi della nostra terra e per questo vogliamo che si risollevi nella sua bellezza e nella sua forza.
perché si sa, uno dei pregi di noi marchigiani è proprio la “TIGNA”. Qualcosa di più forte della semplice “determinazione”, che ci fa lottare per le nostre terre, le nostre città, le nostre tradizioni, non solo a tavola. Giusto? 🙂


 
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